CARTOGRAFIE DELLA DERIVA

Evandro Gabrieli e Nathalie Kehrli

Inaugurazione

sab 5 set, ore 11:00

Aperture

04 SET - 06 SET

Orari

La mostra segue gli orari della manifestazione.

Dove

Locale su strada

Info

In occasione di Argillà Italia 2026, Evandro Gabrieli e Nathalie Kehrli presentano Cartografie della Deriva, una mostra bipersonale di scultura ceramica contemporanea a cura di Marco Maria Polloniato.

L’esposizione nasce dall’incontro tra due ricerche artistiche autonome ma accomunate da un interesse condiviso per i processi di trasformazione della materia e per il rapporto tra equilibrio, mutazione e adattamento. Il mare, inteso come spazio fisico e simbolico, diviene il luogo di confronto tra le due poetiche: un territorio in cui orientamento e smarrimento, costruzione e dissoluzione, stabilità e cambiamento convivono in una tensione continua.

Nelle opere di Evandro Gabrieli, sviluppate nel progetto Adrift, il paesaggio marino si trasforma in una riflessione sulla fragilità e sulla ricerca di punti di riferimento all’interno dell’esperienza contemporanea. Forme che evocano boe, atolli, ormeggi e strutture archetipiche diventano metafore di approdo e appartenenza, simboli di un equilibrio sempre provvisorio tra il desiderio di sicurezza e l’inevitabilità del cambiamento.

Le sculture di Nathalie Kehrli, raccolte sotto il titolo Tourbillon De-Composition, esplorano invece il movimento incessante della materia. Correnti, vortici, sedimentazioni e processi di decomposizione generano forme dinamiche nelle quali differenti argille, ritiri contrastanti e l’azione del fuoco concorrono alla costruzione di strutture che sembrano emergere dalle profondità marine. In queste opere il cambiamento non è soltanto tema, ma elemento costitutivo del processo creativo.

Attraverso linguaggi differenti ma complementari, Cartografie della Deriva propone una riflessione sulla natura stessa della ceramica come materia in trasformazione: un materiale capace di registrare tensioni, custodire memorie e rendere visibili processi spesso invisibili. Le opere in mostra delineano una geografia immaginaria fatta di rotte, correnti e approdi, nella quale il paesaggio naturale diventa metafora delle esperienze umane e dei continui mutamenti che le attraversano.

Più che una rappresentazione del mare, la mostra si configura come un’indagine sui modi in cui individui e materia reagiscono alle forze che li attraversano, cercando forme temporanee di equilibrio all’interno di un mondo in costante trasformazione.

Presentazione a cura di Marco Maria Polloniato.